Biologico
Uve.. e non solo “coltivati con il metodo dell’agricoltura biologica sotto regime di controllo”
Cosa vuol dire agricoltura biologica L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi e organismi geneticamente modificati.
Quali sono i metodi per la viticoltura e olivicoltura biologica Nella viticoltura biologica vengono impiegati solo concimi di origine organica (compost e letame) e contro le malattie fungine vengono impiegati solo prodotti come zolfo e rame o prodotti ammessi in agricoltura biologica.
Come si ottiene un vino biologico Tutto parte dalla selezione delle uve in campo e durante la vinificazione un basso tenore di SO2 fino all’illimpidimento e stabilizzazione ottenuta esclusivamente con la fermentazione malolattica e tramite i travasi; affinamento ottenuto solamente tramite il trascorrere del tempo, concedendo al vino i tempi naturali di evoluzione, prima in botte e poi in bottiglia.
Come si ottiene un’olio biologico Si parte dalla raccolta delle olive che vanno al frantoio subito dopo la raccolta, la temperatura della pasta non deve essere superiore ai 32°C, durante la gramolatura è ammesso solo l’uso dell’acqua.
Definizione e teoria Agricoltura "biologica" in realtà è un termine improprio. Per le caratteristiche stesse dell'attività agricola infatti non è possibile l'esistenza di un'agricoltura che non sia biologica. Il termine corretto per definire queste tecniche di coltivazione sarebbe, come si trova nelle lingue anglosassoni, agricoltura organica (indicando l'attenzione rivolta in modo speciale alla conservazione della sostanza organica), oppure agricoltura ecologica. La filosofia dietro a questo diverso modo di coltivare le piante e allevare gli animali non è unicamente legata all'intenzione di offrire prodotti senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, ma anche (se non di più) alla fondata volontà di non determinare nell'ambiente esternalità negative, cioè impatti negativi sull'ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria. Nella pratica biologica sono centrali soprattutto gli aspetti agronomici: la fertilità del terreno viene salvaguardata mediante l'utilizzo di fertilizzanti organici, la pratica delle rotazioni colturali e lavorazioni attente al mantenimento (o, possibilmente, al miglioramento) della struttura del suolo e della percentuale di sostanza organica; la lotta alle avversità delle piante è consentita solamente con preparati vegetali, minerali e animali che non siano di sintesi chimica (tranne alcuni prodotti considerati "tradizionali") e privilegiando la lotta biologica, tranne nei casi di lotta obbligatoria in cui devono essere usati i più efficaci principi attivi disponibili. Un'interpretazione del concetto di agricoltura biologica tesa alla sovranità alimentare e a una più radicale opposizione alla moderna agricoltura industriale è il principio di autorganizzazione.(Con principio d'autorganizzazione si intende un'interpretazione del concetto di agricoltura biologica tesa alla sovranità alimentare e a una più radicale opposizione alla moderna agricoltura industriale. Esso descrive la capacità di un ecosistema agricolo di perpetuarsi da sé, senza interventi esterni (in un ciclo sostanzialmente chiuso): seguendo questo principio la fertilità del suolo è mantenuta grazie al riciclo interno del materiale organico prodotto e usato come fertilizzante, senza integrazioni con prodotti di sintesi provenienti dall'esterno; il controllo dei parassiti è favorito dalla promozione della biodiversità locale e quindi degli antagonisti biologici; l'acqua necessaria è ottenuta col riciclo dell'acqua piovana e aumentando l'efficienza dell'irrigazione, riducendo lo sfruttamento delle risorse idriche; le avversità sono contrastate privilegiando le varietà locali, spesso più resistenti di quelle commercializzate essendo meglio adattate alla situazione pedoclimatica locale).
Legislazione L'agricoltura biologica in Europa è regolamentata da due normative comunitarie:
- Reg. (CEE) n° 2092/91 (e successive modifiche e integrazioni)
- Reg. (CE) n° 1804/99
Il primo è il documento più importante per quanto riguarda la storia di questo tipo di agricoltura, quello che ha regolamentato per la prima volta la produzione riconoscendola ufficialmente. È relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all'indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari. Nel giugno del 2007 è stato adottato un nuovo regolamento CE per l'agricoltura biologica, Reg. (CE) n° 834/2007, che abroga il Reg. (CEE) n° 2092/91 ed è relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici sia di origine vegetale che animale (compresa l'acquacoltura).
Qualità Per quanto concerne la qualità degli alimenti, il regolamento comunitario (all'articolo 10) vieta espressamente di pubblicizzare come di qualità superiore i prodotti biologici. Premesso che attualmente molto spesso non esiste un numero di dati sufficiente ad ottenere risultati statisticamente significativi, non si sono dimostrati benefici alla salute negli acquirenti di solo cibo biologico. Gli alimenti biologici sono comunque gli unici dimostratisi del tutto esenti da contaminazioni da fitofarmaci nelle analisi condotte da Legambiente nell'ambito dello studio Pesticidi nel piatto 2007. Inoltre uno studio del 2005 ha dimostrato che le tracce di pesticidi contenuti nelle urine dei bambini scompaiono dopo pochi giorni di alimentazione biologica. Un rischio additato da molti sono le micotossine, la cui presenza sarebbe maggiore nel granturco biologico, non protetto dagli anticrittogamici. Un'indagine di Altroconsumo del 2007 ha trovato micotossine sia nei cereali da prima colazione biologici sia in quelli tradizionali. Dopo anni di dubbi e incertezze, le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono più antiossidanti e più nutrienti: ad esempio, gli scienziati dell'Università di Davis, California, in uno studio pubblicato nel giugno 2007, hanno misurato la concentrazione di flavonoidi in pomodori bio e non, raccolti fra il 1994 e il 2004 in uno studio ultradecennale che, con un rigore mai raggiunto in precedenza, mette a confronto decine di sistemi di coltivazione diversi in ambiente controllato. Grazie alla accuratezza dei metodi impiegati, si è riscontrato che mediamente i pomodori bio avevano il 97% in più di canferolo, il 79% in più di quercetina e il 31% in più di naringina, e si è inoltre dimostrato che il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo, dando frutti sempre migliori. Infine si ipotizza che le piante bio siano meno «pigre» dei quelle coltivate con fitofarmaci, perché costrette a produrre da sole molte più sostanze protettive. Nel commercio quotidiano le differenze qualitative fra prodotti biologici e tradizionali tendono ad appiattirsi perché nell'industria per tutte le tipologie di prodotto si seguono le stesse logiche di trasporto (non certo in ossequio al principio della filiera corta), conservazione e trasformazione (in prodotti molto raffinati) sono spesso identici.
Diffusione L'agricoltura biologica in questi anni ha sollevato molto interesse nei consumatori soprattutto a causa di alcuni scandali alimentari (BSE e Diossina) pur rimanendo un mercato di nicchia, dovuto in larga parte ai prezzi più alti rispetto ai corrispettivi prodotti convenzionali. In Italia, uno dei paesi leader nella produzione biologica europea interessa circa il 6,9% nel della superficie agricola, di cui più del 50% rappresentato da pascoli e foraggere. Oltre alle considerazioni di tenore ambientale, altri motivi che hanno spinto l'adozione di questo tipo di pratica agricola in generale sono state quelle di tenore imprenditoriale (i consumatori sono disposti a pagare di più per i prodotti biologici) o legate alla disponibilità di finanziamenti dell'Unione europea per l'adozione di pratiche agricole eco-compatibili.
Le differenze con altri paesi A differenza di quanto accade in tutta Europa, negli Stati Uniti (dove ormai tutte le principali catene distributive realizzano prodotti biologici a proprio marchio, e dove esistono catene di supermercati specializzati) o in Giappone, negli ultimi anni l'esplosione dei prodotti biologici nella grande distribuzione del nostro Paese ha subito un rallentamento, a causa delle nuove politiche commerciali basate su prodotti a basso prezzo (in considerazione della crisi economica e della minor disponibilità alla spesa da parte dei consumatori). L'esaurimento delle risorse dei Piani regionali di sviluppo (lo strumento con cui le Regioni "spendono" i finanziamenti europei per l'agricoltura) ha avuto la maggior responsabilità nella riduzione del numero delle aziende e delle superfici. Il fatto non è indice di crisi di mercato: hanno lasciato il Sistema di controllo ad aziende interessate ai contributi, che continuavano a vendere i propri prodotti sul mercato convenzionale. Il volume di prodotti biologici commercializzati si è ridotto solo nel canale supermercati, mentre è in netta crescita nel canale dei negozi specializzati (circa un migliaio in tutta Italia, con prevalenza al nord e al centro), in quello delle vendite dirette degli agricoltori (oltre 2.000 vendono al pubblico i propri prodotti in spacci aziendali o banchi nei mercati).
Nella ristorazione collettiva In crescita anche la quota di prodotti biologici utilizzata dalla ristorazione collettiva: circa 1 milione di bambini mangia biologico a scuola, come previsto dalla legge n.488/1999 (art.59) e da leggi regionali,alcune delle quali (Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Basilicata) erogano contributi alle amministrazioni locali che optano per i prodotti biologici. La legge regionale n.29/2002 dell'Emilia Romagna impone l'uso esclusivo di prodotti biologici in nidi d'infanzia, scuole d'infanzia e scuole elementari, mentre dev'essere di produzione biologica almeno il 35% degli ingredienti utilizzati nelle altre refezioni.
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